Brexit: quo vadis Europa?

Brexit: quo vadis Europa?

In quale direzione sta andando l’Europa? E il Regno Unito? A che punto sono giunti i negoziati per la Brexit? È ormai trascorso più di un anno da quando Theresa May, invocando l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona, ha inviato al Consiglio europeo la notifica ufficiale per lasciare l’Unione europea.
Il tempo scorre inesorabilmente, ma le soluzioni dei negoziati in vista del recesso definitivo (collocato a mezzanotte del 29 Marzo) continuano ad essere generali e, talvolta, contraddittori.
Con il contributo fondamentale della Professoressa Giulia Rossolillo e del Professore Jacque Ziller, rispettivamente Ordinari di Diritto dell’Unione Europea per la Facoltà di giurisprudenza e per la Facoltà di scienze politiche del nostro ateneo, abbiamo cercato di approfondire la storia dei rapporti istituzionali, giuridici e politici tra Unione Europea e Regno Unito dalla creazione della Comunità Europea ad oggi. Un’analisi storica ha permesso di mettere in evidenza la posizione politica degli inglesi, così come un’osservazione attenta del Referendum e, conseguentemente, dell’Art. 50 del Trattato sull’unione Europea, sono stati la chiave di lettura per avvicinarsi alla comprensione dello stato attuale dei negoziati.
Le trattative entrano nel vivo e i due attori dovranno ingegnarsi per risolvere nodi di vario genere: in particolare ci si interroga sulla (dis)continuità del Mercato Unico, sulle conseguenze economiche e sociali per i cittadini britannici ed europei, dunque anche italiani, e ci si chiede se effettivamente il Regno Unito desideri un Hard Brexit, piuttosto di un Soft Brexit. Quali sono le implicazioni dirette e indirette? Quale impatto avrà sui cittadini e sulle istituzioni? Il quadro politico britannico complica la risposta a queste domande, così come il pessimo stato di salute che sta vivendo la Comunità Europea. Dalla parte dei Breexiters sarà interessante comprendere sei sia possibile un integrale controllo delle politiche dell’immigrazione, al pari di quelle commerciali (attualmente per lo più regolamentate in sede europea e, dunque, da ridefinire da qui a un anno). Sono molti gli ostacoli che Theresa May dovrà affrontare, solo per citarne altri: i diritti dei cittadini (per cui verrà a mancare la tutela della Corte di Giustizia dell’Unione Europea), la delicata e spinosa questione irlandese, l’incognita Euratom, i dubbi per quanto concerne la sicurezza, la difesa comune e la cooperazione in materia di giustizia.
Insomma, dalla conferenza tenutasi l’8 Maggio emerge un chiaro messaggio: il tempo scorre, c’è poca chiarezza tra le parti (e nelle parti), ci sono tanti scenari futuri ipotizzabili. La strada per recuperare la piena sovranità è ancora lunga e incerta, ma consegniamo nelle mani dei più intraprendenti, e di chi si fosse perso il convegno, una bussola per orientarsi nel Canale della Manica dove la nebbia tra Londra e Bruxelles rimane fitta.

Daniele Rovida

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